Sibille e Profeti: le scoperte del restauro


Durante il restauro, Antonio Forcellino, ha effettuato tre importanti scoperte che conferiscono all’opera nuove chiavi di lettura. Scopriamo quali…

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Le Lesene

La lesena, rimasta nascosta per oltre 400 anni, è un elemento architettonico verticale che in questo caso è stata sfruttata da Raffaello per costruire una “macchina scenica” che anticipa le soluzioni del Barocco. Utilizzando le grottesche (motivo ornamentale che recupera la pittura di epoca romana e si diffonde nel '400, impiegato anche nelle Logge di Raffaello presso il Palazzo Apostolico) e l'oro, che rimanda simbolicamente alla ricchezza del banchiere-mecenate Chigi, Raffaello realizza un'opera che unisce architettura, pittura e decorazione. Successivamente, le grottesche sono state coperte, forse perché ritenute una decorazione troppo pagana per una chiesa e quindi non corrispondenti al gusto corrente: oggi finalmente l'opera è stata restituita al pubblico in tutta la sua ricchezza.

Le Incisioni sull'intonaco 

Grazie alle analisi effettuate, si è potuto osservare due tipi diversi di tratti incisi sull'intonaco, che sono attribuibili rispettivamente a Raffaello e agli allievi e che determinano chiaramente l'area di azione del maestro e quella della bottega. In particolare, la presenza di un tratto di stilo secco, rapido, rivela un aspetto inedito della tecnica del genio, ovvero il disegno diretto sull'intonaco, ciò significa che Raffaello lavora di getto, avendo in mente la composizione che vuole realizzare e prendendosi la libertà di intervenire direttamente in fase realizzativa, mentre di norma un allievo riporta in maniera pedissequa il disegno preparatorio.
Questa scelta, piuttosto rara nella storia degli affreschi, dimostra che Raffaello ha lavorato su alcune figure senza utilizzare il cartone preparatorio, il disegno che viene solitamente utilizzato come traccia per trasferire sull'intonaco fresco l'impianto del dipinto, “ricalcando” con uno stilo le linee.
La scoperta del lavoro diretto sull'intonaco è perciò un evento importante e rappresenta un episodio eccezionale per la storia dell'arte non solo rinascimentale.

Luce naturale

Agostino Chigi, appassionato d'arte e uomo di profonda cultura, sceglie una cappella all'interno della Basilica che riceve un'illuminazione strategica dalla finestra centrale della facciata. Così Raffaello realizza un affresco dove i punti di massima luminosità vengono amplificati dalla luce naturale che colpisce la parete, in particolare durante il pomeriggio, diventando essa stessa parte del dipinto e facendo risaltare le decorazioni in oro, rendendole scintillanti. Disegno, colore, spazio: la luce è il quarto elemento che concorre alla bellezza dell'opera e di ciò Raffaello è consapevole, sia come pittore che in qualità di architetto.

©Foto di Andrea Jemolo